Era quasi mezzanotte quando la macchina si fermò davanti a una casa piuttosto bella, ma che non avevo mai visto.
Lei spense il motore, tolse la chiave e scese.
Io scesi insieme a lei, e lei chiuse la macchina, poi si avviò verso la porta di casa.
Vedendo che non la seguivo, dopo due passi si voltò verso di me e mi disse "Non vieni?"
"Dove siamo?" "Questa è casa mia!"
"Caspita, complimenti!" "Grazie!"
Mi fa entrare e ammiro una casetta veramente ben arredata e piacevole.
"Se ho capito bene, non siamo molto distanti dall'ufficio?" "No, meno di venti minuti in auto e poco più di mezz'ora a piedi!"
"Segretaria..." "Si?"
"Perchè mi hai portato qua?" "Perchè mi hai invitata a cena?"
"Ok, hai vinto!" "Ti conosco bene: vinco facilmente con te!"
"Uh senti..." "Stai zitto!" e mi tappò la bocca nel modo più piacevole.
Sentivo la sua lingua giocare con la mia, mentre la stringevo a me.
Sentivo il suo corpo muoversi per aderire il più possibile al mio, in modo da non perdere un solo movimento del mio corpo, le sue gambe si allargarono quel tanto che bastava per permetterle di premersi contro di me e sentire i movimenti causati dall'eccitazione che mi stava scatenando.
Le mani si infilarono sotto la sua maglia e si intrufolarono dentro la sua camicetta, giungendo a toccare le sue tette attraverso il reggiseno, tette che mi lasciò accarezzare per diversi lunghi secondi senza smettere di baciarmi.
Quando la mano iniziò a scendere, lei si staccò da me e mi guardò sorridendo "Polako!" [in serbo significa "piano" o "lento" N.d.A.]
Si allontanò di un passo da me e, sempre sorridendo, mi prese per mano e mi condusse verso la sua stanza.
Tirò via il piumone con un gesto rapido, poi si voltò nuovamente verso di me e disse "Dobro!" sollevando le braccia.
Io la baciai, mentre le sfilavo la maglia, poi lei abbassò le braccia e le sfilai la camicetta già sbottonata, quindi la abbracciai e le sganciai il reggiseno, sfilandoglielo mentre la baciavo nuovamente.
Si mise a ridere mentre le carezzavo le tette e gliele baciavo, smise di ridere quando chiusi le labbra sui suoi capezzoli succhiando, e lei cominciò a carezzarmi la testa.
Nel frattempo, la mano che non le cingeva la schiena scivolò sulla sua pelle, lungo la pancia, fino a giungere ai pantaloni, iniziando a slacciare la cintura, ma prima di aprire la lampo dei jeans, la mano scese a carezzare il cavallo dei suoi pantaloni, delicatamente ma insistentemente.
Non resistette a lungo, la testa si piegò all'indietro con gli occhi chiusi, la sua bocca si spalancò e un rantolo uscì fuori flebile "Oh, Boge!"
Tornando su, le aprii la lampo e le sfilai i jeans, scoprendo ogni anfratto del suo corpo. Sfiorai quelle mutandine ormai zuppe e, mentre gliele levavo lei cercò avidamente la mia bocca, mugulando mentre mi baciava con passione.
Era completamente nuda davanti a me, mi guardava con desiderio e passione, mentre mi levavo i pantaloni.
Le sue dita mi carezzarono avidamente, mentre infilavo il preservativo, passando continuamente dal cazzo alle palle, soppesando i testicoli e scorrendo lungo l'asta del pene.
Le toccai ancora una volta la fica, carezzando il clitoride ormai sensibilissimo e mettendo dentro la vagina due dita, a carezzare i muscoli interni.
Lei iniziò a tremare e quasi a urlare, mentre la sua mano si premeva sulla mia e mi impediva di uscire dalla sua vagina, ma non erano due dita quelle che voleva!
La baciai, in un impeto di passione, mentre mi adagiavo in mezzo alle sue gambe e spingevo lentamente il cazzo dentro di lei.
I suoi baci erano nervosi, tremava, gemeva e mugolava, muovendo continuamente il volto ma cercando sempre di tenere la bocca a contatto col mio volto. Mi spostai per baciarla sul collo, e lei diede sfogo al proprio istinto, gemendo con voce roca e affannata, mentre il petto sussultava come in preda a un terremoto, nell'istante in cui io fui completamente dentro di lei e i miei testicoli premevano contro il suo corpo.
Un istante di calma, mentre riprendeva fiato e anch'io mi calmavo.
Quando aprì gli occhi, la baciai nuovamente e cominciai a muovermi dentro di lei.
I suoi mugolii seguirono il ritmo del mio movimento, mentre i suoi muscoli mi tenevano stretto dentro di lei, le sue gambe si erano avvolte sulle mie e le sue braccia mi circondavano.
A un certo punto accelerai il ritmo.
Lei cominciò a gemere più forte.
I corpi erano completamente sudati e i respiri affannati, mentre lei urlò all'apice del piacere.
Nello stesso istante, io mi sentii mancare il fiato, mentre un fiume di fuoco si svuotava da dentro di me.
Dopo alcuni istanti aprii gli occhi, lei mi guardava estasiata.
Il suo sguardo e le sue labbra erano un tripudio di gioia, la baciai con passione, mentre i suoi muscoli mi lasciavano libero di uscire.
Una serie di baci avidi, poi mi guardò ridendo e le sue mani mi tolsero il preservativo usato, quindi afferrarono il mio pene ormai prossimo al riposo e, con un movimento rapido, ci si piegò sopra e cominciò a baciarmelo.
"Divno!" "Ti si divna!"
"Hvala! Ma io non dicevo a te, ma a lui!" "Io invece dicevo proprio a te!"
"Se tutti gli italiani fossero come te, sarebbe più bello lavorare con voi!" "Se tutti fossero come me, non sarei qua adesso!"
Lei sorrise "Lo sai che io odiavo gli italiani?" "Si, me n'ero accorto quando ti ho conosciuta!"
"E sai il motivo?" "Me l'hanno raccontato!"
"Avevo torto?" "No, se è vero quello che mi hanno raccontato, è ovvio che tu ci odiassi!"
"Sai quando ho capito che era sbagliato odiarvi?" "Quando sei stata assunta dalla Grande Società e hai cominciato a lavorare per degli italiani?"
"No!" "Quando, allora?"
"Quando ho conosciuto te!" "Uh?"
"Ho capito che se tra gli italiani ci sono persone come te, allora c'è qualcosa di meraviglioso anche in voi!" "Beh... grazie..."
"Dai, adesso dormiamo un po', poi domattina ti preparo la colazione e ti dico come tornare a casa!" "Non mi accompagni?"
"Meglio di no: potrebbero vederci e pensare male!" "Hai ragione! Buona notte!"
"Laku noc, lijube!" e chiuse quegli occhi verdi addormentandosi con un sorriso mentre l'abbracciavo avvicinandola a me.
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